ENERGIE RINNOVABILI
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Grazie all'energia, nuove opportunità per l'agricoltura in Maremma
La Camera di commercio di Grosseto ha presentato i risultati del Progetto pilota sull'impiego delle biomasse a fini energetici
Il Progetto è stato insignito del Premio d’eccellenza “Sfide 2006 - dalla buona pratica alla buona amministrazione” assegnato da ForumPA e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel maggio 2006.
I partner di Progetto
Centro di Ricerca sulle Biomasse - Università degli studi di Perugia
Laboratorio di Ricerca Land Lab - Scuola Superiore S. Anna di Pisa
Consorzio agrario provinciale di Grosseto
GEA S.p.A.
GEA Commerciale S.p.A.
I primi risultati in sintesi
Al termine della prima fase del progetto, la Camera di commercio di Grosseto ha presentato i risultati della prima fase di elaborazione.
L’indagine ha confermato in sostanza la fattibilità dello sviluppo della Maremma Toscana basato su micro-filiere energetiche: un percorso in grado di offrire nuove concrete opportunità di crescita economica a misura di piccolo imprenditore.
In un’epoca in cui i costi legati al consumo energetico rappresentano un elemento condizionante dell’economia mondiale, la verifica di fattibilità della proposta, che permetterebbe ai piccoli imprenditori agricoli di sviluppare in autonomia una micro-filiera energetica basata sulla produzione integrata (cioè diversificata) da biomasse, viene proprio dalla Maremma, il polmone verde della Toscana, un territorio ricchissimo di risorse paesaggistiche e naturali ma alla ricerca di modelli di sviluppo innovativi.
Secondo lo studio le possibilità più interessanti per le comunità maremmane si aprirebbero grazie all’attivazione di microfiliere “brevi” in cui l’approvvigionamento di biomassa si realizza nel raggio di pochi chilometri dall’impianto di conversione, garantendo così rendimenti elevati (magari attraverso moderni sistemi di co-generazione) e i fruitori si trovano nel medesimo comprensorio in cui avviene sia la produzione della materia prima che la conversione.
Progetto pilota sull'impiego delle biomasse a fini energetici: le fasi
L’obiettivo del progetto è la definizione e la realizzazione di azioni preliminari allo sviluppo nella provincia di Grosseto di una filiera bioenergetica sostenibile economicamente e ambientalmente.
Per conseguire questo obiettivo generale occorre:
- acquisire lo stato dell’arte per quanto riguarda la disponibilità di biomasse residuali e/o vergini e di terreni potenzialmente destinabili a colture da dedicate da energia;
- individuare le migliori pratiche di produzione, trasformazione e conversione energetica in funzione della tipologia e delle specificità della filiera;
- analizzare ed ottimizzare i processi di produzione e trasformazione delle biomasse;
- realizzare studi di fattibilità in aree e presso aziende particolarmente significative.
La prima parte del progetto ha completato le seguenti parti dello studio:
- analisi territoriale per l’individuazione degli areali a più alta vocazione per la produzione di biomassa a destinazione energetica;
- stima dei quantitativi di biomassa potenzialmente disponibili.
I dati sulla provincia di Grosseto
Le Fonti Energetiche Rinnovabili provenienti dal settore agroforestale oggi sono uno dei temi all’ordine del giorno sia nell’agenda politica che dei mass media e dell’opinione pubblica. In particolare, la filiera delle biomasse lignocellulosiche a destinazione energetica ben si presta a favorire lo sviluppo di attività produttive a livello locale, sostenendo le comunità che insistono sul territorio, specialmente se viene promossa l’attivazione di microfiliere “brevi” in cui l’approvvigionamento di biomassa si realizza nel raggio di pochi chilometri dall’impianto di conversione, questo ultimo garantisce rendimenti elevati (magari attraverso moderni sistemi di co-generazione) e i fruitori si trovano nel medesimo comprensorio in cui avviene sia la produzione della materia prima che la conversione.
Analizzando i risultati, va rilevato come in tutti gli scenari proposti sia stato determinante l’apporto delle colture dedicate che, siano esse arboree od erbacee, a livello provinciale potrebbero rappresentare tra l’80 e l’86% della biomassa totale; in questo senso vanno anche lette le differenze riscontrate tra i singoli comuni grossetani: la maggior parte di quelli che hanno evidenziato maggiori possibilità sono caratterizzati da elevate superfici a seminativo in condizioni di pendenza moderata (ad es. nel comune di Grosseto questi rappresentano il 60% della superficie comunale, mentre si scende al 4% di Montieri o al 6% di Santa Fiora).
Inoltre, mentre sembra scontato che maggiori superfici a livello comunale diano la possibilità di produrre più biomassa, appare evidente che in rapporto all’uso del suolo esiste una proporzionalità più o meno lineare tra un determinato attuale indirizzo produttivo agroforestale e la relativa potenzialità di produrre biomassa, anche se occorre non limitarsi ad una mera valutazione numerica.
Ad esempio, se si considerano contemporaneamente tutte le possibili fonti di biomassa, i comuni caratterizzati da maggiore densità delle superfici boscate (Monterotondo Marittimo, Montieri, Santa Fiora, Castell’Azzara, Civitella Paganico, ecc.) sono anche quelli che generalmente mettono in luce una modesta produzione complessiva di biomassa, dato che le rese per unità di superficie sono decisamente maggiori per le colture dedicate rispetto alla ordinaria gestione del bosco con utilizzazione della sola ramaglia.
Ciò non significa che sia da escludersi a priori l’ipotesi di avvio di filiere agrienergetiche in quei contesti tipicamente montani - o comunque dove c’è ampia disponibilità di superfici boscate gestite razionalmente - in cui diventa preponderante l’apporto dei residui forestali; proprio in questi areali, infatti, è ipotizzabile e auspicabile l’avvio di microfiliere agrienergetiche “brevi” particolarmente virtuose con produzione, conversione energetica ed utilizzazione di questa nel medesimo comprensorio. Tutto ciò potrebbe ad esempio realizzarsi attraverso processi di co-generazione con impianti di piccola taglia ed il teleriscaldamento di piccole utenze civili (nuclei abitativi isolati, edifici pubblici, ecc.) collocati nelle vicinanze.
Il Sistema Informativo Territoriale
Oltre a verificare la predisposizione del territorio maremmano a scala comunale e sub-comunale, l’indagine ha permesso di organizzare i molteplici dati raccolti attraverso tecniche statistiche avanzate in un apposito Sistema Informativo Territoriale (SIT) che rappresenta una risorsa di supporto alle decisioni, flessibile ed aggiornabile nel tempo.
Il Sistema sarà a disposizione di tutti quei soggetti (enti pubblici ma anche aziende) intenzionati a promuovere lo sviluppo di filiere agri-energetiche nel territorio maremmano: in altre parole, grazie al progetto biomasse si potrà d’ora in poi contare su una piattaforma comune di informazioni e dati preliminari indispensabili per operare decisioni in maniera razionale e sostenibile.

Leggi il Report dei risultati del Progetto pilota sull'impiego delle biomasse a fini energetici (Pdf 1,79 Mb)






